Via col Vento di Margareth Mitchell

conferenza del prof. Alessandro Portelli

presso il Liceo "Augusto" di Roma

5 maggio 2006

 

Il libro, del 1936, fu un best seller immediato, tanto di successo che si decise di farne subito un film che è un autentico capolavoro e, una volta tanto, il prodotto cinematografico è "buono" quanto il romanzo da cui è tratto. Un capolavoro, dicevo, innanzi tutto perché cambia la natura del colossal e il cui linguaggio visivo è addirittura più alto del linguaggio del romanzo. Il film cambia addirittura le abitudini delle sale cinematografiche e del pubblico perché nel corso della produzione ci si rende conto che il film durerà tre ore e il problema è come si possa tenere il pubblico in sala per tre ore incollato alla poltrona senza, per esempio, consentirgli di andare in bagno. Negli USA fino a Via col Vento non esistevano i film con l'intervallo - questo, appunto, sarà il primo - e anche l'intervallo crea dei problemi organizzativi perché si temeva che durante un'assenza momentanea allo spettatore venisse rubato il posto. Ecco, quindi, che gli spettatori pretendono il biglietto numerato, come a teatro, e il cinema inizia - anche da questo - ad essere considerato "arte" e non più spettacolo volgare. Insomma, grazie a Via col Vento il cinema negli Stati Uniti fa un salto di qualità e andare al cinema inizia ad essere sinonimo di andare a vedere Shakespeare.

Negli stessi anni, anche in Italia, comunque, Via col Vento è un romanzo che colpisce fortemente perché, come tutta la letteratura americana, anche questo è un veicolo di idee non conformiste. Ma perché la letteratura americana piaceva tanto agli intellettuali antifascisti italiani? La risposta si può trovare già nell'inizio di Furore (W. Faulkner) che descrive il "fumo azzurrino che fuoriusciva dal tubo di scappamento del camion" quando in Italia se solo un romanzo iniziava con una bicicletta era definito quanto meno Futurista. Quella americana è una letteratura con oggetti della modernità e che richiama la fisicità: infatti quel "tubo di scappamento" si collega inconsciamente ad infinite funzioni fisiologiche e proprio Furore è il primo romanzo in cui i personaggi andavano in bagno.

Anche in Via col Vento il corpo è molto presente, specie nel film con il parto. Già la scena iniziale del film, del resto, richiama il corpo: Scarlett (Rossella) che cerca di entrare nel bustino malgrado il suo troppo mangiare. Poi, come non pensare a quella scena, così forte, in cui si vede la protagonista aggrappata alla terra e con rabbia disperata giurare a se stessa che non sarebbe stata mai più povera? In Italia in quegli anni non c'è nulla di tutto questo, nulla del corpo e del suo contatto viscerale con la terra. Forse per tutte queste ragioni tanto il romanzo quanto il film hanno ottenuto un grande successo.

Via col Vento può a ragione essere considerato un romanzo storico e, come la tradizione di questo genere insegna, parla contemporaneamente di due tempi storici, ovvero del momento in cui si ambientano gli episodi di cui si narra (1860), e di quello in cui viene scritto (anni Trenta). I due momenti hanno qualcosa di importantissimo in comune: le due crisi più gravi della storia degli Stati Uniti fino ad allora vissute e il libro (nonché il film) piace tanto perché il messaggio alla gente è chiaro, ossia che come siamo usciti dalla Guerra Civile, usciremo anche dalla crisi economica degli anni Trenta.

L'America descritta in Via col Vento, cioè l'America della Guerra Civile, è quella della società schiavista e di quel Sud spazzato via dal Nord. Il Sud nel romanzo acquista un valore fondamentale per la sua simbologia perché Atlanta e la Georgia posseggono la memoria storica di quella guerra terribile e richiamano alla memoria l'immaginario che Via col Vento non manca di rimarcare, ovvero quello della consapevolezza di essere la nazione artefice della prima rivoluzione democratica e contemporaneamente la penultima che abolisce la schiavitù (l'ultima sarà il Brasile). All'Europa restauratrice del 1815 gli USA sanno di apparire come quello stato che si fregia dei diritti inalienabili dell'uomo sanciti dalle parole - così moderne - scritte dal presidente Jefferson… che, però, era uno dei più grandi proprietari di schiavi, come del resto lo sono tutti i grandi liberali americani (fino a Lincoln). Come risolvere questa contraddizione? Rinviando ad immagini del medioevo più classico e ai principi che questo incarna. Tara, non a caso, è descritta con colonne classicheggianti e nel mondo classico la schiavitù è perfettamente normale e solo grazie al fatto che gli schiavi adempiono ai lavori più sporchi, noi possiamo dedicarci ad "arti" superiori. E' una balla, ma funziona. Dunque, i neri sono "inferiori" e la loro principale virtù è la fedeltà: Mamy, infatti, incarna il simbolo della fedeltà. Gli schiavi sono fedeli e scuri, quindi richiamano gli animali e come tali vanno trattati: infatti se lasciati liberi diventano pericolosi e, non a caso, proprio degli schiavi liberati tenteranno di violentare Scarlett. Come gestirli? Attraverso una serie di idee e comportamenti che dichiarano di rifarsi alle antiche tradizioni medievali, quindi ad idee di cultura aristocratica e cavalleresca.

Chi è, comunque, la protagonista principale, Scarlett? E' una donna che conduce una vita bella ma il cui nome getta una luce alquanto significativa sulla sua essenza più profonda: in inglese una "scarlet woman" è una donna di facili costumi. L'autrice la vuole così e la vuole irlandese, quindi non anglosassone teutonica come tutti i piantatori del Sud dichiaravano fieramente di essere. Lei non sarà conformista, è una "Southern Bell", una donna evanescente e che parte subito indomita. Il romanzo si apre con lo scoppio della Guerra Civile e tutti i maschi (che, da bravi aristocratici, hanno il mito della guerra) partono fieri per prendervi parte. Scarlett, stizzita dal fidanzamento del suo amato Ashley con Melanie, accetta la corte del primo bamboccio che le capita a tiro. In tutti questi comportamenti si legge un affresco perfetto del Sud aristocratico e dei suoi principi. Mark Twain diceva che la colpa della Guerra Civile era di Walter Scott che aveva coniato per primo quell'idea di società cavalleresca che di certo non si fonda sulla pace aristocratica. Dunque, Scarlett si sposa e, immediatamente vedova di guerra, si reca ad Atlanta. Il film ha il pregio di svelare, proprio grazie a Scarlett, il colore della terra, il suo colore rosso e di identificare la terra col Sud. La terra è presto vista come patria-madre (= Heimat). Altro personaggio fondamentale è Rhett che, invece, non crede nella guerra e lui sa perfettamente che i Sudisti non fanno la guerra per una causa nobile. Rhett comprende che la guerra è un'occasione splendida per fare soldi. Ad Atlanta conosce Scarlett e gli piace subito perché capisce che è spregiudicata come lui. Scarlett ha bisogno di soldi altrimenti perde Tara e senza farsi troppi problemi tenta di sedurre Rhett per ottenere quei soldi necessari per assicurarsi la sua terra, Tara. Lui la smaschera e più lei grida e più lui le dice che la vuole baciare e nel film c'è la memorabile scena del bacio tra i due.

Il romanzo narra di due fronti che si contrappongono e il Sud sembra addirittura vincere, anche se militarmente inferiore al Nord perché può usare tutti gli uomini visto che al lavoro ci pensano gli schiavi. Ma gli schiavi fuggono e non certo perché Lincoln li liberi. Via col Vento descrive efficacemente gli orrori della marcia dei Nordisti che bruciano ogni cosa ove passino e il film lo mostrerà con immagini davvero memorabili: le case e le donne sono bianche e il passaggio dei Nordisti è visto come lo stupro della terra/donna. La terra è rossa d'argilla e ricoperta dal bianco cotone: tutta questa ricchezza di colori vivi è inesorabilmente calpestata al passaggio dei Nordisti. I Nordisti arrivano ad Atlanta e Scarlett riesce a rientrare a Tara grazie all'aiuto di Rhett: nel film in queste immagini prevale il rosso del fuoco sullo sfondo. A Tara Scarlett trova tutto distrutto e per lei sembra non esserci più nulla. Qui, per me, il film finisce, proprio dove finisce il primo tempo, quando Scarlett giurerà a se stessa che non sarebbe stata mai più povera.

Scarlett è una delle prime grandi eroine perché se la cava da sola. L'episodio più forte di questo ritorno a Tara è quello del soldato nordista sbandato che penetra a Tara per rubare e violentare. Ecco che ci troviamo innanzi ad uno dei più grandi nodi del revisionismo storico: il nordista ladro e stupratore, non liberatore. Ed ecco che la Mitchell smonta le fondamenta morali degli USA. Come il soldato entra in casa, Scarlett non esita a tirare fuori le armi e ad ucciderlo, mentre la buona e dolce Melanie appare con la sciabola del marito in mano (e Scarlett pensa sorpresa: "E' come me!"). Il messaggio che traspare da questo episodio è che in condizioni estreme tutto è lecito ed è ciò che la Mitchell trasmette agli Stati Uniti degli anni Trenta con ben 14 milioni di disoccupati. E' un messaggio forte che ha subito presa salda sugli Americani, né più né meno come la tortura diventa lecita dopo l'11 settembre.

Scarlett, spregiudicata, porta via il fidanzato alla sorella e la seconda parte del libro è dedicata a ciò che avviene dopo la Guerra Civile, agli orrori assoluti e alle conseguenze degli schiavi liberati. Ecco, allora, che un negrone aggredisce Scarlett perché lei fa una cosa che non doveva e si comporta da irresponsabile. Ma la nobile cavalleria mascolina del Sud la difende comunque ed entra il azione il Ku Klux Klan il cui fine è precisamente quello di linciare ed uccidere i neri che non stanno al loro posto. Il Ku Klux Klan nasce, infatti, per difendere la "purezza" e grazie all'incidente di Scarlett nel libro questi hanno l'occasione di fare la spedizione. Tuttavia nella spedizione muore proprio il marito di Scarlett e lei eredita la segheria. Dunque Scarlett viola tutti i principi di rispettabilità e arriva, infatti, anche ad usare senza scrupolo i forzati neri come manodopera.

E' curioso che la celebre battuta finale di Rhett, che tradotta in italiano suonerebbe come "francamente me ne frego", nella versione cinematografica italiana venga abolita perché di marca smaccatamente fascista e sostituita con una frase di colore molto più leggero rispetto alla valenza dell'originale in inglese. Il personaggio incarnato da C. Gable è l'irresistibile mascalzone. Resta memorabile la scena in cui l'attore si leva la camicia e non ha la canottiera fondando un'icona ancora viva del cinema. Rhett se ne va e Scarlett, rimasta sola, si domanda: "E adesso? Adesso non ci voglio pensare. Domani è un altro giorno". Questa riflessione lascia il romanzo potenzialmente aperto e, infatti, ci sono stati diversi seguiti a Via col Vento, come c'era da aspettarsi in un paese che non si considera mai finito.

La Guerra Civile termina nel 1865 e già una quindicina di anni dopo hanno successo romanzi di stampo nostalgico tendenti a celebrare la bellezza di quel mondo perduto, quando apparirà Via col Vento, quindi il successo era praticamente scontato. Nel film si sentono gli schiavi che cantano Get down Moses e la produzione, evidentemente, non si era resa conto che aveva messo loro in bocca una canzone di liberazione. L'opera cinematografica, comunque, forse è il film più grande della storia del cinema. C'è da registrare un altro film (che aveva avuto successo) che era apparso prima di Via col Vento, ovvero Nascita di una nazione, un film razzista in cui gli eroi sono dei membri del Ku Klux Klan che salvano una vergine bianca che sta per essere violentata da un bestione nero. E' chiaro che il messaggio era che puoi pure essere antirazzista, ma in certe occasioni non puoi non aderire al Ku Klux Klan. Tuttaiva Via col Vento è un romanzo / film in cui nessuno schiavo viene mai frustato o venduto e prevale l'idea secondo cui la famiglia e i suoi schiavi sono un'unica famiglia, un po' come la famiglia patriarcale e, come si diceva all'inizio, feudale.

Quindi, quale è il messaggio finale di Via col Vento? In realtà i messaggi sono diversi, ossia: (a) davanti all'estremo cadono tutti i principi morali; (b) restauriamo la schiavitù (e ci vorranno solo M. Luther King e Malcom-X per spazzare via definitivamente questa idea); (c) l'importanza del denaro, cioè che tutto avviene per soldi.

Se a tutto questo aggiungiamo anche un po' di "amore stuzzicarello" è chiaro che il gioco è fatto e il romanzo ha un successo garantito.

Via col Vento, comunque, non è spesso annoverato nelle storie della letteratura americana perché il capolavoro letterario che il romanzo rappresenta, infatti, non sta tanto nel lavoro svolto sul linguaggio, ma nella storia che ci racconta. Questo è un libro in cui il linguaggio è piatto e trasparente ed è infatti buono per la resa cinematografica. Se prendiamo un altro romanzo, Gli Indifferenti di Moravia, per esempio, e lo trasponessimo al cinema, se ne perderebbero le parole. In Via col Vento la scrittura è banale, ma la storia è straordinaria.

L'opera della Mitchell di scrivere un romanzo storico è stata di grande ingegno: lei ha parlato della Guerra Civile perché nel momento in cui vive c'è la Grande Depressione, quindi indica al lettore / spettatore come se ne può uscire. Via col Vento asseconda il modo in cui Roosevelt risponde alla crisi del '29 è significativo: mentre Hoover nega che ci sia la crisi, Roosevelt inaugura il New Deal in cui si incoraggiano gli Americani a ridistribuire le carte daccapo e si propone loro, a ciascuno di loro, un nuovo patto. Roosevelt fa comprendere ai cittadini che se si vuole salvare il sistema, bisogna cambiarlo e con Roosevelt si inventa un nuovo stato sociale che rompe il principio classico del capitalismo: il capitalismo si salva se all'interesse del singolo viene sostituito l'interesse collettivo. Insomma, mettiamoci insieme e ci riusciremo, ognuno può farcela. In Via col Vento, infatti, la legge morale è che ognuno lotta per sé e chi ce la fa, si salverà. Via col Vento rivela verità che ancora oggi sono valide, nel senso che fa leva sulle responsabilità e le azioni proprie del singolo individuo.

Qualcosa che in America ha funzionato nel 1860, nel 1930 e oggi.

(dagli appunti della prof.ssa Isabella Marinaro)

 

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