The Scarlet Letter

(by N. Hawthorne , 1850)

Scrive Marc Augé, professore all’EHESS di Parigi, che da anni si dedica a quella che lui definisce "un’antropologia dei mondi contemporanei": La considerazione dell’altro non è che una maniera indiretta o negativa (indubbiamente però l’unica) di immaginare l’uguale, l’identico ("M.Augé, Qui est L’Autre, "l’Homme", 103, 1987, p.14). Vale a dire che né l’identità individuale, né quella culturale possono costituirsi senza presupporre e produrre la rappresentazione dell’altro, degli altri, dell’estraneo. Che se ne sia consapevoli o meno, la scontro/incontro con lo straniero è l’inevitabile percorso attraverso cui passa la creazione di ogni identità, individuale e collettiva. È un percorso strano che corre a doppio senso di marcia su un’unica strada. Da un lato, è un rapporto di opposizione, relazione che consente di stabilire l’identificazione attraverso l’esclusione (A¹B=A; B¹A=B); dall’altro è, al contempo, un rapporto di inclusione, relazione che permette la differenziazione (A¹B).

Capita a volte che la figura dell’altro, dello straniero, provenga non da una zona remota, inumana, ma dal cuore stesso dell’identità ,un morto, una donna ad esempio; o che per accidente ci si trovi a valicare i limiti dell’identità collettiva e si diventi improvvisamente estranei alla propria identità culturale, estranei a se stessi. È la sorte di Hester e Marta.

La rossa "A" riccamente ricamata da Hester Prynne stessa sul suo corpetto è il marchio della sua diversità, della sua esclusione dalla comunità in cui vive. Per amore, forse, per rispetto delle rigide regole morali, chissà, Hester accetta l’attribuzione di una colpa anche se, fino alla fine, si comprende che dentro di sé non la ritiene tale e, men che meno, un marchio d’infamia. Con la sua esclusione dalla cerchia dei "giusti", dei moralmente corretti, dalla cerchia di chi impone leggi e codici senza discussione, Hester sembra ristabilire un antico e quanto mai fragile ordine. Eppure quella esclusione sconvolgerà ogni equilibrio di tutti coloro che entrano nel suo cerchio. L’esclusione, quindi, diventa contagiosa perché cambia tutti coloro che ne sono toccati. Quella di Hester è una sorte, in qualche modo, simile a quella che tocca a Marta Ajala, l’eroina de L’Esclusa di L. Pirandello (1901), una donna giovane e bella rea di una colpa che non ha (ancora) commesso e ripudiata dal marito, Rocco, con gran fragore nel paese. Rocco, quindi, dà il via ad un processo di esclusione che tutti – se vogliono continuare a sentirsi in linea con le regole – seguono. Come gli anelli di una catena ineluttabile, ecco che si susseguono i personaggi coinvolti nel processo di esclusione di Marta e tutti, come toccati da un "sortilegio", subiscono la stessa esclusione.

E’ uno strano meccanismo quello di escludere qualcuno, perché, come Hawthorne e Pirandello dimostrano, si ritorce contro chi compie l’atto di emarginare. E’ meno strano, invece, vedere che i due autori, così diversi e lontani per epoche e cultura, scelgano come protagonista delle loro storie una donna, ossia quella persona che non detta regole perché da sempre "al limite" e figura mediatrice di mondi diversi, da sempre anello di congiunzione di diversi pensieri e quindi maggiormente esposta all’errore e potenzialmente fragile se gli anelli che tenta di congiungere non sono così affini.

Le diversità culturali dei due autori porteranno, tuttavia, le due eroine a conseguenze diverse: la ribellione silenziosa di Hester e il suo marchio di diversità la porterà ad acquisire un’autonomia quasi invidiata da molti di quella stessa comunità che l’ha esclusa; Marta, invece, per il gioco umoristico di cui Pirandello è maestro, si libererà della "patente" di esclusa solo quando realmente commetterà quella colpa per la quale aveva ingiustamente pagato fino ad allora. Il finale, che non è all’insegna dell’happy end, ripropone la situazione iniziale rovesciando il rapporto esclusione-inclusione e illumina di luce sinistra la correlazione speculare degli estremi. Marta, vittima senza colpa, esclusa dalla comunità, vi viene riammessa da adultera, ma a prezzo di escludere se stessa dall’affermazione pubblica di sé, dalla libertà, cui era provvisoriamente approdata. "L’Esclusa" non è solo il titolo di un romanzo; è la programmatica denuncia dell’impossibilità di un pacifico adattamento qualsiasi, soprattutto alla società e alla morale dominante.

(I. Marinaro, E. Serafini)

 

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