Gli Innocenti all'Estero di Mark Twain

conferenza del prof. Alessandro Portelli

presso il Liceo "Augusto" di Roma

13 aprile 2007

Mark Twain nasce fuori dai canoni delle istituzioni letterarie, ossia quando gli USA si considerano culturalmente ancora una provincia dell'Inghilterra e per giunta egli non proviene dal cuore della rinascita culturale americana (Philadelphia, poi Boston e, finalmente negli anni Venti, New York), cioè da quelle zone geografiche e circoli culturali da cui provengono E.A. Poe, Emerson e Hawthorne. M. Twain, infatti, nasce a Missouri, insomma 2000 chilometri "più in là", dove non c'era proprio niente, né scuole avanzate, né circoli di intellettuali. E' un pilota di battelli, un cercatore d'oro e argento, poi divenuto giornalista e, come molti, si muove verso Ovest e si limita a scrivere racconti umoristici. Insomma, ha una carriera di "umorista ambulante", un po' un buffone cercatore d'oro e un po' giornalista. Tutto è fuorché un letterato. La sua gloria letteraria giunge inaspettata proprio dopo The Innocents Abroad. M. Twain fa parlare i suoi personaggi dei racconti umoristici in dialetto, un po' come fa Camilleri (che, però, tende a creare uno scarto tra l'italiano e il dialetto), facendo delle lingue locali una bandiera. Dunque Twain riesce a dare forma ad una lingua letteraria che si fonda sui cafoni proponendo una provocazione anti-letteraria poiché gli artefici della lingua sono i braccianti, i cow-boy e non certo i professori universitari. E' senz'altro una ribellione ai canoni stratificati e imposti dalla cultura ufficiale.

Ma Twain non scrive solo per provocare, ma essenzialmente per fare soldi. E' un autore prolifico che scriverà di tutto e su tutto, compresi saggi antimilitaristici. Di lui possiamo senza dubbio affermare che - usando una metafora ben nota - "immerge i panni nel Mississippi", sapendo però che, mentre Manzoni li tirerà fuori "puliti", Twain li tirerà fuori ben sporchi, visto il fango del grande fiume, del "muddy river". Con questa operazione, Twain reinventerà la letteratura. Passano gli anni e si avvia al successo, si sposa con una rispettabile signora del Connecticut e "metterà la testa a posto" (apparentemente) e scrive per i giornali dell'Est.

Finalmente si organizza quello che possiamo definire il primo "charter" di Americani che fanno un giro turistico in Europa e in Terra Santa ed egli è ingaggiato per scrivere articoli per rendicontare quel viaggio. Quello era un viaggio diverso: fino a quel momento molti erano stati gli Americani che si recavano in Europa, ma si trattava sempre di artisti e di piccole colonie. Quelli di Twain erano turisti diversi ed erano tanti. Li chiamerà "pellegrini" e saranno dei turisti di massa. Il viaggio che compiono, nel quale "vengono trasportati", proporrà loro luoghi che ci si aspetta che si ammirino. C'era, dunque, una grande differenza tra il viaggiatore colto del "grand tour" che compiva il viaggio di formazione, e questi turisti che si accingevano ad una nuova esperienza che già il titolo dell'opera propone definendoli "innocents". In inglese, infatti, "innocent" significa "non avere conoscenza del male, non aver fatto niente di male" e si richiama ad un concetto calvinista del riconoscimento del male nel mondo. Diciamo che questi turisti sarebbero degli esseri "prima della Caduta". Per M. Twain i suoi turisti erano così "innocent" da non avere conoscenza proprio di nulla, ignoranti, analfabeti all'estremo, tanto per esser chiari. Insomma, li prende in giro ma, contemporaneamente, li propone anche come persone immuni dal dover cadere in deliquio davanti al Cenacolo, per esempio, innanzi al quale, infatti, esclamano "Ma non si vede niente!". Analogamente dopo l'iniziale - e breve - stupore davanti alla magnificenza di chiese S.Ignazio di Loyola a Roma non possono fare a meno di pensare con rabbia che tanta povertà diffusa per le strade della città poteva essere per sempre vinta saccheggiando proprio quelle ricchezze contenute nelle sue chiese. Un atteggiamento del genere non deve essere superficialmente marchiato di blasfemia, ma va compreso secondo l'ottica calvinista per cui lo stato in cui sei dipende unicamente da te: se sei povero, allora, è perché non ti sei rimboccato le maniche per evitare di esserlo.

E' certo che, comunque, quest'opera di Twain sia percorsa da una forte vena anti-cattolica, pesantemente e costantemente presente nella cultura americana, che vede la Chiesa di Roma come un'antica minaccia allo stato libero e democratico (specie quello americano, così giovane), come un'istituzione incomprensibile (anche perché parla latino) per la sua pesante gerarchia e sempre pericolosamente pronta alle ingerenze politiche. Non dimentichiamoci che J.F. Kennedy - primo ed unico, finora, presidente cattolico degli USA - negli anni '60 ebbe moltissime difficoltà in campagna elettorale a proporsi proprio a causa della diffidenza riservatagli per la sua fede cattolica: gli Americani realisticamente temevano che una volta eletto, un presidente cattolico avrebbe potuto fare gli interessi del Vaticano. All'epoca di Twain, inoltre, gli Americani avevano l'esperienza della chiesa cattolica anche attraverso l'immagine - per loro minacciosa - degli immigrati irlandesi. Nella seconda metà dell'Ottocento ancora non c'è negli USA una chiesa più importante di un'altra, né una chiesa ufficiale. L'irriverenza, dunque, è una virtù democratica. Il cattolicesimo è malvisto soprattutto per la sua struttura gerarchica ed autoritaria, visto che nei giovani Stati Uniti è profondamente radicato il senso dell'uguaglianza e dell'assenza dell'autorità gerarchica. Per meglio comprendere queste idee è significativo citare un personaggio di Stendhal che dice "Io negli Stati Uniti non andrei mai perché lì perfino il mio calzolaio mi può dare del tu". Per gli Americani l'autorità europea è solo un retaggio feudale e per loro prevale l'irriverenza e l'autonomia di giudizio. Del resto per quelle culture sono ormai tre secoli che la Bibbia non me la deve spiegare il prete, ma me la devo leggere da solo. Dunque con questo retroterra culturale i "pellegrini" si accingono ad affrontare il viaggio e a raccontare secondo quello che i loro propri occhi vedono, senza preconcetti, senza una guida che imponga loro ciò che devono vedere. L'insofferenza verso ogni forma di autorità sposta completamente il paradigma e questo lo si vede in maniera particolarmente efficace nell'episodio della firma di Cristoforo Colombo.

M. Twain prende in giro contemporaneamente tanto gli Italiani, quanto gli Americani: vedasi, per esempio, come scrive il nome del Buonarroti, ossia "Mickel-Angelo", oppure quando non sono rare le occasioni in cui solo i dollari e l'inglese sono buoni: tutto il resto o è valuta insignificante, o una lingua incomprensibile da deridere, o tutt'al più ignorare.

Si tratta di tre settimane di viaggio per recarsi dall'altra parte dell'Oceano, in capo al mondo, insomma. In Italia, poi, i "pellegrini" fanno una fatica estrema a capire un paese di cui a mala pena ne conoscono l'esistenza, dal momento che all'epoca le uniche nazioni che "contavano" erano l'Inghilterra (per ovvie ragioni) e la Francia, soprattutto grazie a Napoleone. Twain non manca di ironizzare sull'innocentismo americano, infatti "abroad" significa tanto "all'estero", quanto - molto più significativamente - "allo stato brado". Ecco che scrive contemporaneamente un libro comico su se stesso e sui suoi compagni di viaggio, nonché un documentario di viaggio, ricco di dettagli perché altrimenti sarebbe stato impossibile "far vedere" a chi leggeva i suoi resoconti. L'opera presenta diverse parti che rischiano di essere noiose per le descrizioni - così tipiche, comunque, della letteratura ottocentesca - ma la cui pesantezza e il cui pericolo della retorica descrittiva sono presto spezzati dalla continua ironia (e auto-ironia) dissacrante.

All'inizio dell'edizione originale inglese si nota un attacco per la selezione compiuta di chi potrà recarsi in questo viaggio e ciò perché questo è organizzato da una chiesa e, quindi, pretende gente rispettabile degna di recarsi in Terra Santa. E' chiara una parodia del "Discorso della Montagna", ossia di chi entrerà - o meno - nel Regno dei Cieli e, dunque, degli "eletti" tanto cari alla tradizione calvinista. Assistiamo, dunque, al discorso "causa-effetto" rigirato rispetto al Cattolicesimo: Twain non manca di farci notare il profondo egoismo del Cristianesimo che predica la salvezza della propria anima, quasi approfittando del vento a nostro favore e contrario alla direzione degli altri. Twain costantemente scherza e inesorabilmente coglie i punti nodali e contraddittori della cultura e della religione: è l'umorismo.

Il libro è una presa in giro di tutta una serie di rispettabilità, della chiesa istituzionale (qualunque essa sia), della venerazione del passato a scapito della tecnologia del presente e, analogamente, del presente tecnologico divenuto povero della ricchezza del passato: è un attacco alla mancanza di flessibilità dell'immaginario che ci permette di capire e ne risulta un libro profondamente laico. E nel fare ciò Twain condanna anche se stesso.

(dagli appunti della prof.ssa Isabella Marinaro)

 

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